Clima, acqua, ecosistemi: il ruolo strategico delle zone umide
Pubblicato in News Mercoledì, 19 Novembre, 2025 Stampa EmailAlla COP30, 30ª Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), in corso a Belém, in Brasile, cresce l’attenzione su uno dei pilastri più importanti – e troppo spesso ignorati – della sicurezza idrica e climatica: le zone umide. Come ricorda la dott.ssa Musonda Mumba, Segretaria Generale della Convenzione di Ramsar sulle Zone Umide, questi ecosistemi regolano il “ritmo idrologico” del pianeta, immagazzinando e rilasciando acqua in modo da sostenere comunità, economie e sistemi naturali.
Le zone umide non sono ambienti passivi: sono centraline idrologiche naturali, capaci di connettere acque superficiali e sotterranee, suolo e atmosfera. Assorbono le piene, mantengono i flussi nella stagione secca, ricaricano le falde e influenzano persino le precipitazioni. Hanno quindi un ruolo decisivo nella resilienza climatica e nella sicurezza idrica globale.
Eppure, secondo il Global Wetland Outlook 2025, dal 1970 abbiamo perso almeno 400 milioni di ettari di zone umide nel mondo. Un quarto di quelle rimaste è degradato.
È un dato che parla da solo.
Il valore delle zone umide costiere salate
Tra le zone umide più preziose per il futuro del pianeta ci sono quelle costiere salate: lagune, saline, stagni salmastri e sistemi di transizione tra mare e terra. Sono ecosistemi che filtrano l’acqua, proteggono le coste, ospitano un’eccezionale biodiversità e, soprattutto, trattengono enormi quantità di carbonio blu, quello immagazzinato negli ecosistemi marini e costieri.
Il loro suolo ricco di sali rallenta la decomposizione della materia organica e permette di conservare carbonio per secoli o millenni. In un mondo che cerca soluzioni naturali alla crisi climatica, le zone umide costiere sono alleate fondamentali, molto più efficienti e longeve di molti sistemi terrestri.
La Salina di Margherita di Savoia: un esempio vicino a noi
In Italia, un simbolo di questa ricchezza è la Salina di Margherita di Savoia, riconosciuta come zona Ramsar dal 2 agosto 1979.
La Salina non è solo la più grande d’Europa e una delle più vaste al mondo: è un mosaico di vasche d’acqua salmastra, argini, canali e superfici evapotraspiranti che negli anni ha creato un habitat unico, capace di accogliere migliaia di uccelli acquatici.
Fenicotteri, cavalieri d’Italia, avocette e limicoli trovano qui un rifugio essenziale nelle migrazioni e nei periodi riproduttivi. Ma il suo valore non è soltanto faunistico: è climatico.
Come tutte le zone umide costiere, la Salina:
- contribuisce a immagazzinare carbonio,
- attenua gli effetti dell’aumento del livello del mare,
- crea una “zona cuscinetto” contro gli eventi meteo estremi,
- mantiene equilibrio tra acqua dolce e salata,
- sostiene attività tradizionali a basso impatto come la raccolta del sale e l’osservazione naturalistica.
È, insomma, un presidio naturale contro la crisi climatica, oltre che un paesaggio culturale profondamente radicato nella storia del territorio.
Le priorità in vista della COP30
La Convenzione sulle Zone Umide richiama tre punti urgenti per l’azione globale:
* Dare alle zone umide il peso politico che meritano: serve più spazio nei negoziati internazionali sul clima, più visibilità ministeriale, più integrazione nei programmi finanziari e negli impegni nazionali
* Unire settori e strategie: le zone umide devono essere presenti negli NDC (contributi climatici nazionali), nei piani di adattamento ai cambiamenti climatici, nella gestione dei bacini idrografici e nelle politiche agricole e infrastrutturali.
* Mobilitare collaborazione e risorse: dalle torbiere alle zone costiere saline, passando per fiumi e lagune, ogni tipo di zona umida richiede investimenti, conoscenze condivise e partnership fra governi, comunità locali, scienziati e istituzioni internazionali.
Un’unica agenda: acqua, clima, ecosistemi
Mettere le zone umide al centro del dialogo della COP30 non significa solo proteggere habitat: significa rafforzare l’intero ciclo idrologico del pianeta, migliorare la resilienza delle comunità e contribuire a un futuro più sicuro per tutti.
Fonte: www.ramsar.org
